Sfondo di un muro con un testo che dice basta il colore a fare un brand?

Il rosso è energia, il blu è fiducia, il verde è natura. Lo senti ripetere ovunque e non è completamente sbagliato ma è incompleto e quella parte mancante ha un costo reale per il tuo brand. Questo articolo ti spiega come funziona davvero la psicologia del colore, perché le regole standard non bastano e qual è l’alternativa concreta a una palette che ti appiattisce invece di distinguerti.

Nel mio lavoro come RAH Colour Ambassador ho capito che il colore è soggettivo e la scienza lo dimostra. Se hai scelto i colori del tuo brand guardando cosa “funziona nel tuo settore”e ti chiedi se sia stata la scelta giusta questo articolo è per te!

Questo è l’elenco dei punti principali dell’articolo, se vuoi puoi andare subito alla parte che ti interessa di più da qui.

Buona lettura e fammi sapere cosa ne pensi e se lo hai trovato utile!

La percezione del colore nel branding: quello che ti hanno detto è vero a metà

Quando lavoro con le clienti che hanno già una identità visiva chiedo loro: “Perché hai scelto questi colori per il tuo brand?”

Le risposte più comuni sono generalmente tre:
“Perché mi piacevano”, che è l’incubo di tutti i designer ma che io apprezzo di più perché la scelta è stata personale della mia cliente e non della precedente designer, continua a leggere e ti spiego perché questa è la mia preferita.
“Perché sono di tendenza”, questa è la scelta dell’insicurezza, scelgo (o hanno scelto) i colori di tendenza così di sicuro mi vedono. Peccato che le mode… passano!
“Perché ho letto che il blu trasmette fiducia e lavoro con le persone, quindi mi sembrava giusto”, questa è la risposta che mi mette nella scomoda situazione di dover spiegare alla mia cliente che facendo così si è omologata al settore, con un costo non da poco: l’invisibilità e la dipendenza da una serie di regole che non le appartengono.

 

Facciamo un esperimento mentale

Immagina di aprire il sito di una banca. Lo sfondo è blu. Il tono è professionale. Il layout è ordinato e le foto mostrano persone alla scrivania che stanno firmando dei fogli.

Qual è la tua percezione?

Probabilmente qualcosa come: “Sembra seria. Tutto è in ordine, sembra affidabile”

Ora immagina la stessa banca con un sito arancione brillante, i titoli sono con un carattere calligrafico e le immagini mostrano persone all’aperto sorridenti e positive.

Qualcosa è cambiato nella tua percezione di banca seria, vero?

Il colore ha fatto qualcosa. Ma cosa, esattamente e quanto possiamo fidarci di quel meccanismo quando costruiamo un brand? Poco perché il colore è una parte molto importante ma non è tutto.

Qualche mese fa una cliente che ha un centro estetico è venuta da me con già un’identità visiva, la color palette basata sul rosa, il magenta e il viola. “Ho scelto questi colori perché voglio parlare alle donne”. Era molto decisa sulla scelta dei colori, direi irremovibile, quando le ho fatto il RAH color test la sua palette non includeva nemmeno una tonalità di rosa!

Così le ho presentato il restyling con la sua attuale color palette, le piaceva molto. Ma quando le ho mostrato la sua nuova identità visiva con la color palette basata sul test RAH la sua reazione è stata a dir poco incredibile (si mi stupisco ogni volta dell’effetto che fa), si è finalmente vista allo specchio.

Come funziona davvero la percezione del colore

La psicologia del colore esiste ed è una disciplina seria. I colori attivano risposte emotive. Alcune associazioni sono diffuse e consolidate nella cultura occidentale.

Ma c’è un meccanismo che raramente viene spiegato, e che cambia tutto. Abbiamo imparato quali sono le associazioni tra colori e significati, non sono innate. Questa è una bella differenza che spesso non consideriamo.

Funziona così: hai letto (e sentito) più volte online e sui social che il blu comunica fiducia e affidabilità. Hai visto il blu usato spesso nei brand i banche e assicurazioni o nelle piattaforme tecnologiche. Quindi il tuo cervello ha costruito una cornice interpretativa: blu = fiducia e serietà, posso fidarmi di ciò che è blu, mi sento al sicuro. E quando apri un sito blu, non pensi consapevolmente “blu uguale fiducia” pensi direttamente “sembra un’azienda seria.”

Il colore diventa una scorciatoia cognitiva. Ci aiuta a interpretare velocemente ma questa è anche la sua fragilità.

Una legge universale che satura il mercato

La frase “il blu comunica fiducia” può essere una semplificazione utile, una scorciatoia da usare per parlare al pubblico attraverso il colore: “se usi il blu, il tuo pubblico si fiderà di te” è una rassicurazione potente ma per me molto discutibile. 

Tra colore e percezione ci sono decine di variabili:
tonalità, saturazione, luminosità, combinazione, contesto, cultura, settore, esperienza personale, messaggio complessivo. Un blu navy abbinato all’ocra in un sito finanziario non comunica la stessa cosa di una proposta con il blu elettrico abbinato al giallo. Eppure secondo la percezione standard sono entrambi blu e giallo. E allora perché la percezione non è la stessa?

Perché le tonalità di colore sono tantissime e soprattutto perché il colore non “comunica” mai da solo.

Seguire queste regole standard di percezione del colore nel branding porta a qualcosa che ho visto molte volte:

Rosso: Energia, urgenza, passione, forza, azione, audacia…  spesso presente in…  Food & beverage, ristorazione, sport veloci, brand che vogliono stimolare all’azione.
Blu: Fiducia, stabilità, professionalità, sicurezza, calma…  spesso presente in… Finanza, banche, assicurazioni, tecnologia, software, consulenza.
Verde: Natura e naturale, salute, crescita, equilibrio, freschezza…  spesso presente in… Ecologia & sostenibilità, agricoltura, wellness, food naturale, educazione, brand legati al biologico 
Giallo: Ottimismo, felicità, calore, positività…  spesso presente in… Food, bambini, educazione, turismo, intrattenimento, comunicazione.
Arancione:  Energia, entusiasmo, creatività, informalità… spesso presente in… Marketing & comunicazione, tecnologia, startup, sport & fitness, servizi rivolti a un pubblico giovane
Viola e lilla: Creatività, misticismo, lusso, spiritualità… spesso presente in… Beauty, cosmetica, wellness, spiritualità, coaching.
Nero: Eleganza, esclusività, autorità, sofisticazione… spesso presente in… Luxury, moda, beauty premium, automotive.
Bianco e toni neutri: Pulizia, semplicità, spazio, autenticità… spesso presente in… Studi di architettura, interior design,  healthcare, brand minimalisti.
Marrone e toni naturali: Autenticità, artigianalità, calore, tradizione… spesso presente in… Artigianato, agricoltura, enogastronomia, home hospitality, artigianato.

Sono sicura che queste descrizioni e associazioni di settore ti suonano molto familiari. 

E il risultato è un mercato pieno di brand che usano gli stessi codici cromatici all’interno dello stesso settore saturandolo e uniformandosi, assomigliandosi tutti, e faticando a distinguersi.

Il colore da solo non basta

L’abito da sposa basta a fare un matrimonio? Ovviamente no, allo stesso modo un colore da solo non fa un brand.

Il colore predispone, evoca, orienta, rafforza.

Un brand che usa il blu non diventa automaticamente affidabile. Ma se il messaggio è coerente, il tono di voce è professionale, l’esperienza è positiva e il prodotto mantiene le promesse allora il blu può rafforzare quella percezione. Può essere il primo suggerimento visivo in una direzione che poi tutto il brand conferma. Ma anche il viola, anzi in questo caso si fa notare nel settore perché è un colore inusuale.

Un brand di consulenza che usa il blu ma offre un servizio incoerente, sarà percepito come non affidabile. Il colore non basta. Anzi: l’incoerenza tra quello che il brand promette visivamente e quello che fa diventa ancora più evidente.

E qui si parla di esperienza di brand, argomento del prossimo articolo.

Il colore non dice al pubblico cosa deve pensare. Gli suggerisce, insieme a tutto il resto del brand, come potrebbe interpretare ciò che sta vedendo.

E allora la domanda giusta non è “quale colore trasmette fiducia?” ma qualcosa di molto più strategico: quali colori mi aiutano a comunicare in modo autentico e sostenibile nel tempo?

I colori che vengono da te e non dalle tendenze o dai gusti del designer

Ed è qui che il mio approccio al colore si separa dalla psicologia del colore standard.

Il RAH Colour Test, ideato da Raluca Andreea Hartea, ricercatrice indipendente, si basa su principi scientifici legati alla psicologia del colore e ai meccanismi di associazione implicita studiati alla Harvard University nel 1998.

Il principio è questo: il nostro cervello collega i colori alle esperienze vissute. Quelle associazioni costruite nel tempo attraverso momenti emotivamente significativi sono più radicate e più potenti di qualsiasi regola culturale generale, perché sono tue e di nessun altro, sono personali. 

Il RAH Colour Test rivela le connessioni inconsce tra i tuoi ricordi più felici e determinate tonalità cromatiche. 

Quei colori, portati nel tuo brand, fanno qualcosa che la palette standard non può fare:

Ti fanno stare bene quando comunichi. Quando i colori risuonano con te, comunichi con più sicurezza, più naturalezza, più presenza. Lo senti e le persone dall’altra parte lo percepiscono.

Rendono il tuo brand irripetibile. Non perché hai seguito regole diverse, ma perché hai qualcosa che nessun altro ha: la tua storia emotiva tradotta in palette. I colori non seguono le convenzioni di settore emergono dalla tua memoria storica. Questo significa che la tua palette racconta chi sei, non chi pensi di dover essere per piacere agli altri.

Trasmettono un’autenticità profonda. Quando colore, valori, tono di voce e esperienza nascono dallo stesso nucleo identitario, il brand smette di essere un insieme di elementi coordinati e diventa qualcosa di unitario. E le persone la riconoscono.

Il colore influenza le decisioni che prendiamo?

Il colore influenza le nostre decisioni come primo orientamento visivo, come scorciatoia cognitiva in un contesto culturale condiviso, quando tutto il resto del brand è coerente con il messaggio che il colore suggerisce.

Il colore non funziona come sostituto di un’identità autentica. Non funziona quando viene applicato meccanicamente senza considerare chi sei, a chi parli e in quale contesto operi. 

Non ti chiedere “quale colore devo usare?” Ma “quale palette supporta davvero la mia comunicazione e mi sostiene quando comunico?” Scoprilo con me e il RAH colour Test.

Il colore giusto per il tuo brand non è quello che dice la teoria. È quello che dice la tua storia e che tutto il resto del tuo brand sa confermare.

Se vuoi scoprire i tuoi colori felici e costruire una palette che ti rappresenti davvero, il RAH Colour Test è il punto di partenza. Puoi iniziare con una consulenza gratuita per capire se fa al caso tuo.

Nel prossimo articolo: brand experience | cos'è davvero e perché i piccoli brand artigianali hanno un vantaggio naturale nel costruirla.